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ZION : “KALA: The Beginning of the End”
Il nonetto ZION – costituito nel 1996 dal polistrumentista
Samuel Elazar Cereghini, cui sono attribuibili gli
arrangiamenti e gran parte delle composizioni – offre con
“KALA: The Beginning of the End” un’opera prima piuttosto
singolare. Fra dissolvenze (i brani sono a volte soltanto
brevissimi spunti lasciati in sospeso) e reiterazioni
ritmiche, mutuate dal minimalismo come da musiche etniche,
si dipana un percorso musicale forse un po’ occasionale e
disomogeneo ma che sa ottenere un carattere terreno ed
ancestralmente ritualistico da una dimensione
prevalentemente acustica. I momenti migliori sono quelli
orchestrali, pių elaborati e dai colori un po’ cupi.
MUSICA JAZZ - N.2 Febbraio 2001-
Libero Farnč
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ZION – KALA
Musica ad alta valenza impressionista, quella
degli Zion, tesi a disegnare con gli strumenti (pių vasti
del solito, almeno come timbriche: clarinetti, flauti,
fisarmonica, oboe ed un set di percussioni) una serie di
quadri minimali ma non troppo stilizzati, semmai giocati su
una destrutturazione del folk, del jazz, di qualche radice
etnica, verso zone liberate e ricche di suggestioni.
L’effetto di tutto il disco ha un sapore a tratti
sorprendente: che siano le cadenze fatali di “Walla-Walla”,
oppure quelle visionarie e primordiali de “Inward Spyral”,
le ossessioni di “Traditional” o i reticoli ritmici di
“Oregon (For Work)”, l’equilibrio sonoro trova diversi punti
di fuga, spazi con cui i musicisti – e soprattutto il loro
principale mentore, Samuel Elazar Cereghini – giocano a
piacimento, senza darsi una direzione precisa, ma seguendo,
piuttisto la suggestione di un’idea, spesso fino al suo
prosciugamento. Figlio di avanguardie melodiche black,
dell’Oriente, di alcuni ricordi colti ed ascetici e di una
buona inclinazione alla jam session, “Kala” sorprende per le
sue deviazioni inattese, quelle che aprono un pezzo come
“Tué” verso siragli latino-americani, oppure prendendo i
soffi di un’emblematica “Bambou” per creare un’atmosfera
rarefatta e quasi creazionista, o ancora, si raccolgono
in cerchio per “What For”. Non ci sono voci ad interrompere
il flusso di coscienze sonore che fanno di questo CD una
piacevolissima scoperta di come la curiositā possa ancora
generare, alle soglie di una nuova era espressiva, cose
decisamente belle.
Mucchio Selvaggio - Martedė, 5
Dicembre 2000 - John Vignola |